La storia di Marco 

Diverse volte ho provato a scrivere per  la storia mia, della mia famiglia, di Marco e ogni volta la nascondevo in un cassetto. Marco è nato il 24 luglio 1999. Dopo la nascita fu diagnosticata una trisomia 13 completa. Andrea il nostro primo figlio stava per compiere il suo primo compleanno quando decidemmo di dargli un fratellino. Un fratellino con cui poter crescere e giocare assieme. Già li vedevamo scorrazzare fuori con la bici,giocare a pallone e così via. Approfittando della gravidanza e della mia assenza dal lavoro mi dedicai a tal punto ad Andrea che a 18 mesi già faceva pipì da solo : in tal modo ci sarebbe stato un pannolino in meno da dover cambiare! La cameretta era pronta ed Andrea aveva lasciato il suo lettino in camera mia per far posto al fratellino. 

Tutto insomma sembrava pronto. Avevo programmato tutto…o almeno così credevo. Per tutta la gravidanza avevo sempre pregato Dio che desse a mio figlio la salute e lo facesse nascere sano. Un improvviso innalzamento della pressione mi costrinse al ricovero e nel giro di 2 giorni decisero di far nascere il bambino. Avevo una gran paura  che potesse avere una qualche sofferenza fetale;fortunatamente il travaglio fu abbastanza  breve e il parto fu normale. Mio figlio Marco era nato e quando mi fu messo sul grembo ringraziai Dio che tutto era andato bene e fui felice. Le poche ore successive furono strane. Mio marito mi stava accanto,mi teneva per mano ma mi parlava a stento:gli mancava l’euforia ,la felicità che un neo-genitore ha. 

Mi ci volle poco per capire che qualcosa non andava;pensai a qualche  banale problema che molti bambini hanno ,specie se nati prematuri. Chiesi al ginecologo cosa stesse succedendo:si sedette al mio fianco, mi tenne la mano e disse che Marco aveva un qualche problema alla testa e che andava trasferito al più presto in un altro ospedale. Chiesi ed ottenni di essere accompagnata da lui prima che partisse,c’era già l’equipe pronta per il trasporto in ambulanza. Dentro quella incubatrice mi permisero di toccarlo:era strano! Già il mio bambino era diverso da tutti i neonati che io avevo mai visto, ma non capivo cosa avesse. Dai discorsi del personale sanitario capii che stavano nascondendomi qualcosa e supplicai la dottoressa affinché mi spiegasse cosa avesse mio figlio 

-il bambino sta bene — disse —però ha un “buco”sulla testa e non sappiamo se interessa le strutture encefaliche,e poi… 

Non abbiamo visto gli occhi”. Fu terribile. In quel momento tutti mi guardavano,non so per chi provassero più pena,se per me o per mio figlio. Pregai il medico e l’infermiera dell’ambulanza affinché avessero cura di lui. Quella notte tanti brutti pensieri mi assalirono,ma non riuscivo a piangere. Dentro di me pensavo “è solo un brutto sogno”. Accidenti Dio solo sa quante volte nei giorni e nei mesi successivi ho pregato e sperato che fosse solo un brutto sogno.  

I primi tempi furono difficili. Una parte di me non riusciva ad accettare questo figlio,non per la diversità fisica bensì per la sofferenza che suscitava in me. Una mamma vuole il meglio per il proprio figlio,vuole vederlo crescere felice,camminare,giocare,andare a scuola,correre in bici,vederlo diventare un uomo e cosi via. Con Marco tutto ciò mi era stato negato tanto più che il destino lo aveva privato anche della possibilità di vedere la luce ,i colori,il sorriso della propria mamma. 

I due mesi successivi alla nascita li ha trascorsi in ospedale:sarò eternamente grata alle infermiere del reparto di Pediatria 1 del Policlinico Gemelli che per tutto il tempo gli hanno fatto da “mamma”. Io non me la sono sentita di restare sempre lì con lui. Andavo quasi tutti i giorni e tornavo a casa la sera;talvolta restavo per 2 o 3 giorni ma poi dovevo tornare da Andrea che in quel momento era la mia ancora di salvezza ed è grazie a lui che ho avuto la forza di andare avanti. 

Temevo di non farcela ad  affrontare il problema. 

Invece la forza è venuta poco per volta e il dolore si è trasformato in un legame  unico e indissolubile verso un piccolo esserino indifeso per il quale la sua famiglia è stata i suoi occhi,le sue gambe ,la sua parola… 

                                                   


LUGLIO 2007 

La mia vita dapprima sconvolta dalla nascita del bambino,è cambiata radicalmente SOLO nel momento in cui ho smesso di pensare alle statistiche ed ho iniziato a vivere mio figlio giorno per giorno senza pensare al domani. Fra poco Marco compirà 8 anni. Sta molto bene,cresce sano e forte,è più grande di molti bambini della sua età,va a scuola ed è il ritratto della serenità. Il suo sorriso ci riempie il cuore di gioia e ci ripaga di tutte le difficoltà che affrontiamo quotidianamente. Oggi sento di poter iniziare a pensare non più solo a domani ma di poter guardare con più ottimismo e fiducia verso il futuro.  

OTTOBRE 2007 

Vorrei tornare indietro di qualche mese per descrivervi la vita di Marco. Lo avrei fatto in forma allegra per esprimere la serenità e la gioia di vivere che regnava nella nostra famiglia: mi ritenevo una persona tutto sommato felice,alla mia famiglia non mancava nulla,i miei bambini stavano crescendo, Marco stava davvero bene ed io pensavo addirittura di avere un atro figlio. 

Parlo al passato perché oggi Marco non c’è più :il 20 agosto improvvisamente,inaspettatamente ci ha lasciato per sempre. Quella mattina come al solito  l’ho lavato e vestito prima di andare al lavoro,poi ha fatto colazione , si è addormentato  davanti agli occhi della nonna e non si è più risvegliato. Inutili sono stati i tentativi di rianimarlo. Mi consola molto il fatto che non ha sofferto,nessuno merita di soffrire e tanto più lui che di bello dalla vita ha avuto molto poco,quello che non gli è mancato è stato l’affetto dei suoi cari. 

Marco era lui fonte di felicità per coloro che lo conoscevano e lo apprezzavano, il suo sorriso infatti era qualcosa di unico,capace come era di sorridere per tutta la durata di un bacio:fosse esso di un attimo o che durasse all’infinito Marco stava li immobile a gustarselo per ogni istante quasi estasiato. Sembra assurdo,non giochi ,non regali ,ma solo baci e coccole bastavano a dargli la serenità. Il suo era un amore verso di noi incondizionato:ci ha dato tanto senza chiederci nulla in cambio. 

L’ho pianto due volte questo figlio mio:quando è nato perché è stato molto difficile da accettare e ora perchè non c’è più, ma il dolore che provo adesso è qualcosa di fisico,di insopportabile, è come se  manca una parte di me stessa.                                                   

Ricordo che alla nascita ci dissero che non avrebbe raggiunto il primo anno di vita. Fu un anno difficile: febbri, bronchiti, ritardo nella crescita, crisi epilettiche (sindrome di West)…e in più c’era quella prognosi che gravava su noi tutti come un macigno;ci si allarmava per qualsiasi cosa fosse anche un banale raffreddore. 

Finché un medico ci consigliò di vivere nostro figlio giorno per giorno e di prendere gli eventi cosi  come si fossero presentati. Fu come se Marco nascesse per una seconda volta. Da allora la nostra vita  è cambiata radicalmente ed  abbiamo iniziato un nuovo cammino insieme verso la vita. 

Tante cose abbiamo condiviso in questi anni:notti insonni,febbri bronchiti,crisi,stati di agitazione,sofferenza;ma non solo… nel mio album dei ricordi ci sono soprattutto:i primi sorrisi,il primo dentino(spuntato il 19 marzo 2000-festa del papà) ,i giorni di scuola,le vacanze,le feste per i compleanni ,le manine sempre in cerca di qualcosa o di qualcuno con cui giocare e poi.. quelle paroline”mamma” e “papà”dette perfettamente e che da sole valevano più di mille discorsi. 

Se è vero che ognuno di noi ha un destino ,forse quello di Marco era di arrivare al traguardo della sua esistenza nel periodo  migliore della sua vita. Gli ultimi mesi infatti sono stati splendidi,era tranquillo,sereno ... era felice! 

Per le vacanze quest’anno avevamo preferito la montagna al mare:aria fresca,lunghe passeggiate,tanto tempo per stare insieme  e già pensavamo alla meta per il prossimo anno. Invece… Marco è stato un bambino davvero unico e speciale e mi dispiace per coloro che non lo hanno conosciuto (gli amici della soft compresi). 

E’passato sulla terra lasciando un tenero pensiero in tanti e in tanti ha suscitato spontanea simpatia :ricordo quando  si andava in giro e lui tirava ora la gonna ora la borsa a qualche sconosciuta signora oppure le volte in cui dopo aver toccato, baciato e leccato le altrui mani improvvisamente e astutamente sferrava piccoli morsi  da togliere il fiato! Marco ci ha fatto apprezzare la vita: la sua e la nostra; e forse prima di lasciarci ha voluto farci giungere a questa consapevolezza. 

Se lo avessimo perso qualche anno fa forse avremmo sofferto meno ,avremmo sentito meno la sua assenza,ma non avremmo avuto otto anni di vita  insieme e la vita vale la pena di essere vissuta comunque essa sia anche per chi è meno fortunato di noi;anzi sta a noi genitori ,parenti e amici di questi bambini fare di tutto per rendere la loro esistenza  la  migliore possibile,siamo noi i loro occhi ,le loro gambe:guidiamoli lungo il cammino della loro vita.  

Ringrazio i parenti, gli amici, la pediatra, il personale del reparto di NPI del policlinico A. Gemelli, i compagni di scuola, le maestre, gli assistenti e quanti gli hanno offerto anche solo per una volta un sorriso, una  stretta di mano… 

                                                 

Appesa nella cameretta di Marco c’è

una pergamena sulla quale è scritto

il testo di una canzone di Renato Zero

NEI GIARDINI CHE NESSUNO SA,

l’ho sempre ritenuta la nostra canzone...

 

 

 

 Senti quella pelle ruvida un gran freddo dentro l’anima, 

fa fatica anche una lacrima a scendere giù. 

Troppe attese dietro  l’angolo, gioie che non ti appartengono . 

Questo tempo inconciliabile gioca contro di te …. 

….. Ti darei gli occhi miei per vedere ciò che non vedi. 

L’energia l’allegria per strapparti ancora sorrisi. 

Dirti sì,  sempre sì, e riuscire a farti volare , 

dove vuoi,dove sai,senza più quel peso sul cuore  

Nasconderti le nuvole 

E quell’inverno che ti fa male. 

Curarti le ferite e poi  

Qualche dente in più per mangiare. 

E poi vederti ridere ,e poi vederti correre ancora …. 

… Non sai come è bello stringerti, 

ritrovarsi qui a difenderti, 

e vestirti e pettinarti sì, 

e sussurrarti non arrenderti. 

Sorreggi , i aiutali,ti prego non lasciarli cadere. 

Esili ,fragili,non negargli un po’ del tuo amore. 

Stelle che ora tacciono, 

ma daranno un senso a quel cielo. 

Gli uomini non brillano, 

se non sono stelle anche loro. 

Mani che ora tremano, 

perché il vento soffia più forte… 

non lasciarli adesso no, 

che non li sorprenda la morte. 

Siamo noi gli inabili , 

che pur avendo a volte non diamo. 

Dimentica,c’è chi dimentica, 

distrattamente un fiore una domenica 

e poi … silenzi .  E poi …silenzi .    Silenzi … 

 

Rosa Liberti